TAEG errato nel finanziamento: quando il contratto può essere contestato
Quando si sottoscrive un finanziamento, uno dei dati più importanti da controllare è il TAEG, cioè il tasso annuo effettivo globale. Non si tratta di una semplice percentuale riportata nel contratto: il TAEG serve a rappresentare, in modo sintetico, il costo complessivo del credito sostenuto dal consumatore.
Proprio per questa funzione, un TAEG errato nel finanziamento può assumere particolare rilevanza. Se alcuni costi vengono esclusi dal calcolo oppure il valore indicato nel contratto non corrisponde a quello effettivo, il cliente potrebbe trovarsi a sostenere un costo superiore rispetto a quello rappresentato al momento della firma.
Non ogni differenza, però, produce automaticamente la nullità del contratto o il diritto alla restituzione di tutte le somme versate. Occorre verificare la natura dell’errore, il tipo di finanziamento, i costi coinvolti e la disciplina applicabile al caso concreto.
Che cos’è il TAEG e perché è importante
Il TAEG esprime in percentuale il costo complessivo annuo del finanziamento. La sua funzione principale è permettere al consumatore di comprendere quanto costa realmente il credito e di confrontare offerte diverse.
Un finanziamento apparentemente conveniente può infatti diventare molto più oneroso quando vengono aggiunte commissioni, spese e servizi accessori.
Per questo motivo il TAEG rappresenta uno degli strumenti principali di trasparenza nei rapporti tra intermediario e consumatore.
Differenza tra TAN e TAEG
TAN e TAEG non sono la stessa cosa.
Il TAN, cioè il tasso annuo nominale, indica essenzialmente il tasso di interesse applicato al capitale finanziato.
Il TAEG ha invece una funzione più ampia perché considera, secondo le regole previste dalla normativa applicabile, anche ulteriori costi collegati al finanziamento.
È quindi possibile che due finanziamenti abbiano lo stesso TAN ma un TAEG molto diverso. In questo caso, l’offerta con il TAEG più elevato presenta generalmente un costo complessivo maggiore.
Quali costi rientrano nel TAEG
Nel calcolo del TAEG possono rientrare, a seconda delle caratteristiche del contratto, diverse voci di costo, tra cui:
- interessi;
- commissioni;
- spese di istruttoria;
- costi di gestione collegati al credito;
- costi relativi a determinati servizi accessori;
- premi assicurativi, quando la copertura è necessaria per ottenere il credito o per ottenerlo alle condizioni offerte.
La questione delle polizze assicurative è particolarmente delicata. Non è sufficiente che una polizza venga formalmente definita “facoltativa”: occorre valutare, in concreto, il rapporto esistente tra la copertura assicurativa e la concessione del finanziamento.
Quando il TAEG può essere considerato errato
Un TAEG errato può derivare sia da un errore materiale nel calcolo sia dall’esclusione di costi che avrebbero dovuto essere considerati.
La verifica non dovrebbe quindi limitarsi alla percentuale riportata sul contratto. È necessario ricostruire tutte le condizioni economiche dell’operazione.
Costi esclusi dal calcolo
Uno dei casi più frequenti riguarda l’omessa inclusione di una spesa collegata al finanziamento.
Se il consumatore deve necessariamente sostenere un determinato costo per ottenere il credito alle condizioni proposte, quella voce può assumere rilevanza ai fini del calcolo del TAEG.
Il problema si presenta, per esempio, quando determinati servizi o coperture vengono presentati come accessori ma risultano, nella pratica, strettamente collegati all’erogazione del finanziamento.
Non significa che qualsiasi spesa debba essere automaticamente inserita nel TAEG. La verifica deve essere effettuata secondo i criteri stabiliti dalla normativa e tenendo conto delle condizioni effettivamente applicate al cliente.
TAEG indicato in misura inferiore a quello effettivo
Un’altra situazione si verifica quando dal ricalcolo emerge un TAEG effettivo superiore a quello dichiarato.
In questo caso occorre comprendere da cosa nasce la differenza.
Può trattarsi di un errore di calcolo, di una commissione non considerata oppure di un costo accessorio escluso. La rilevanza giuridica dipende quindi dalla causa dello scostamento e dalla disciplina applicabile al finanziamento.
Una semplice differenza numerica non consente, da sola, di stabilire quali siano le conseguenze per il contratto.
TAEG errato: quali conseguenze può avere
Uno degli errori più comuni è pensare che un TAEG sbagliato renda automaticamente nullo l’intero finanziamento.
La questione è più complessa.
La disciplina del credito ai consumatori prevede specifici obblighi di trasparenza e può prevedere conseguenze particolari quando determinate informazioni o determinati costi non vengono correttamente rappresentati.
Ricalcolo del finanziamento
In presenza dei presupposti previsti dalla legge, l’errata indicazione di costi rilevanti ai fini del TAEG può incidere sulle condizioni economiche applicabili al rapporto.
Da qui può derivare la necessità di effettuare un nuovo calcolo del finanziamento per verificare quale sarebbe stato il trattamento economico corretto.
Il risultato può incidere sia sulle somme già corrisposte sia, nei finanziamenti ancora in corso, sul debito residuo.
Non è però possibile affermare in via generale che ogni errore comporti automaticamente l’applicazione di un diverso tasso. La conseguenza deve essere individuata sulla base della specifica violazione riscontrata.
Rimborso delle somme pagate in eccesso
Se dal ricalcolo emerge che il cliente ha corrisposto somme superiori a quelle effettivamente dovute, può sorgere una richiesta di restituzione o di rideterminazione del debito.
Per stabilire l’importo eventualmente recuperabile è necessario ricostruire l’intero rapporto: capitale finanziato, rate pagate, interessi, commissioni, spese e altri costi.
Nei finanziamenti già estinti, inoltre, deve essere valutato anche il tema della prescrizione delle eventuali pretese restitutorie.
Il contratto è sempre nullo?
No. Un TAEG errato non determina necessariamente la nullità dell’intero contratto.
La normativa può colpire specifiche clausole oppure prevedere conseguenze economiche differenti.
Per questo motivo formule come “TAEG sbagliato uguale contratto nullo” sono fuorvianti. Prima di formulare una contestazione occorre identificare con precisione l’errore e individuare la norma applicabile.
Cosa prevede l’articolo 125-bis del TUB
Per i contratti rientranti nella disciplina del credito ai consumatori, una delle disposizioni centrali è l’articolo 125-bis del Testo unico bancario.
La norma disciplina la forma e il contenuto dei contratti di credito e attribuisce particolare importanza alla corretta rappresentazione delle condizioni economiche.
In determinate ipotesi, la mancata o non corretta indicazione di costi che devono essere considerati nel TAEG può comportare la nullità delle relative clausole, senza necessariamente determinare la nullità dell’intero contratto.
La disciplina prevede inoltre specifici meccanismi sostitutivi nei casi contemplati dalla legge.
È tuttavia essenziale verificare che il finanziamento rientri effettivamente nell’ambito di applicazione della normativa sul credito ai consumatori. Non tutte le operazioni bancarie e finanziarie sono soggette alle medesime regole.
Anche la data in cui è stato sottoscritto il contratto può essere rilevante, perché occorre applicare la disciplina vigente nel momento corretto.
Come verificare se il TAEG è corretto
Per verificare un possibile TAEG errato non è sufficiente utilizzare un calcolatore online e confrontare il risultato con la percentuale presente sul contratto.
Il calcolo dipende infatti da numerosi elementi, compresa la struttura finanziaria dell’operazione e il momento in cui vengono sostenuti i diversi costi.
I documenti da controllare
La verifica dovrebbe partire almeno da:
- contratto di finanziamento;
- condizioni economiche;
- documentazione precontrattuale;
- piano di ammortamento, quando disponibile;
- prospetto delle spese;
- eventuali contratti assicurativi;
- documentazione relativa ai servizi accessori.
È utile verificare anche se alcune somme siano state trattenute direttamente al momento dell’erogazione.
Se, per esempio, il cliente sottoscrive un finanziamento di 20.000 euro ma riceve materialmente una somma inferiore perché alcuni costi vengono trattenuti all’origine, questi elementi possono avere rilievo nella ricostruzione del costo effettivo del credito.
TAEG dichiarato e TAEG effettivo
Una verifica tecnica consiste nel ricostruire il flusso finanziario dell’operazione e nel confrontare il risultato con il TAEG dichiarato dall’intermediario.
Se emerge una differenza, il passaggio successivo consiste nell’individuarne la causa.
Non tutte le discrepanze hanno infatti lo stesso valore. Possono dipendere da arrotondamenti, modalità di calcolo, costi esclusi legittimamente oppure costi che avrebbero dovuto essere considerati.
Per una contestazione fondata, quindi, non basta dimostrare che “i numeri non coincidono”: bisogna spiegare perché il calcolo contrattuale sarebbe contrario alla disciplina applicabile.
Come contestare un TAEG errato
Quando dalla documentazione emergono elementi concreti, il primo passo è normalmente una contestazione motivata all’intermediario.
Una richiesta generica rischia di essere poco efficace. È preferibile indicare il contratto interessato, la voce di costo contestata, la ragione per cui dovrebbe essere inclusa nel calcolo e le conseguenze economiche richieste.
Reclamo alla banca o finanziaria
Il reclamo scritto permette di sottoporre formalmente la questione alla banca o alla società finanziaria.
Alla contestazione possono essere allegati il contratto, il piano di ammortamento, i documenti relativi ai costi contestati ed eventualmente un conteggio tecnico.
La richiesta può riguardare, a seconda dei casi, il chiarimento delle condizioni applicate, il ricalcolo del rapporto, la riduzione del debito residuo oppure la restituzione delle somme ritenute non dovute.
È importante conservare una copia completa del reclamo e la prova della sua ricezione.
Ricorso all’Arbitro bancario finanziario
Quando il reclamo non risolve la controversia e ricorrono i relativi presupposti, può essere valutato il ricorso all’Arbitro bancario finanziario.
L’ABF è un sistema di risoluzione stragiudiziale delle controversie tra clienti e intermediari bancari e finanziari.
Prima di procedere occorre però verificare l’ammissibilità del ricorso, i limiti temporali, il valore della controversia e la natura delle domande formulate.
Nei casi più complessi, soprattutto quando sono necessarie valutazioni tecniche articolate o vengono contestati importi particolarmente rilevanti, può essere opportuno valutare anche gli altri strumenti di tutela disponibili.
FAQ sul TAEG errato nel finanziamento
Se il TAEG è sbagliato il contratto è nullo?
Non necessariamente. L’errata indicazione del TAEG può produrre conseguenze sulle singole clausole o sulle condizioni economiche del finanziamento senza comportare automaticamente la nullità dell’intero contratto.
Occorre verificare quale informazione sia errata, quale costo sia stato eventualmente omesso e quale normativa sia applicabile.
Quali spese devono essere incluse nel TAEG?
In linea generale devono essere considerate le voci che rientrano nel costo totale del credito secondo la normativa applicabile, comprese determinate commissioni, spese e servizi accessori.
Per stabilire se una specifica voce debba entrare nel calcolo è necessario verificare la sua natura e il suo rapporto con la concessione del credito.
Si può ottenere il ricalcolo del finanziamento?
È possibile quando esistono i presupposti giuridici per contestare le condizioni economiche applicate.
Il semplice fatto che un calcolo alternativo produca un TAEG diverso non è sufficiente. Deve essere individuato l’errore e dimostrata la sua rilevanza rispetto alla disciplina del contratto.
Si può contestare un finanziamento già estinto?
L’estinzione del finanziamento non esclude necessariamente qualsiasi possibilità di contestazione.
Occorre però verificare la natura della richiesta e gli eventuali termini di prescrizione. Nei contratti più risalenti, questo aspetto può diventare decisivo.
TAEG errato e usura sono la stessa cosa?
No.
La correttezza del TAEG riguarda principalmente la trasparenza e la rappresentazione del costo complessivo del credito.
La disciplina dell’usura segue invece regole e parametri specifici. Confondere i due istituti può portare a contestazioni tecnicamente errate.
Conclusioni
Un TAEG errato nel finanziamento può essere un elemento importante, ma deve essere analizzato con attenzione.
La presenza di una percentuale diversa da quella ottenuta con un semplice simulatore non significa automaticamente che la banca abbia applicato condizioni illegittime. Allo stesso modo, non bisogna sottovalutare l’eventuale esclusione dal calcolo di costi che erano necessari per ottenere il finanziamento.
La verifica corretta parte sempre dalla documentazione contrattuale e dalla ricostruzione di tutte le spese sostenute dal cliente.
Solo dopo aver individuato la causa dell’eventuale differenza è possibile stabilire se esistano i presupposti per chiedere un ricalcolo, una riduzione del debito o la restituzione di somme pagate in eccesso.
In materia bancaria, pochi decimali possono sembrare irrilevanti sulla carta, ma su un finanziamento di lunga durata possono tradursi in una differenza economica significativa. Per questo motivo controllare il TAEG non significa soffermarsi su un semplice dato percentuale: significa verificare se il costo del credito è stato rappresentato in modo corretto, completo e trasparente.

